Da recruiter ho scartato persone bravissime. Il problema non erano loro era l’ambiente di lavoro tossico in cui lavoravano.
Ci sono persone che arrivano a un colloquio già sconfitte.
E no, non sto parlando di competenze.
Non sto parlando di curriculum vuoti o di profili poco preparati.
Sto parlando di persone valide.
Persone con esperienza.
Persone che, almeno sulla carta, avrebbero tutte le carte in regola per funzionare bene in moltissimi contesti lavorativi.
Eppure qualcosa non torna.
Da recruiter mi è capitato tante volte di incontrare candidati tecnicamente forti, ma completamente svuotati dal punto di vista umano e professionale.
Persone che parlavano di sé come se fossero loro il problema.
E nella maggior parte dei casi, non lo erano.
Erano semplicemente arrivate distrutte da ambienti di lavoro tossici.
Il problema delle aziende tossiche? Spesso non si riconoscono subito
Quando si parla di ambiente di lavoro tossico, molte persone immaginano scenari estremi:
- urla continue
- umiliazioni pubbliche
- capi aggressivi
- mobbing evidente
Certo, esistono anche queste situazioni.
Ma la verità è che molte aziende tossiche sono molto più sottili.
Ed è proprio questo il problema.
Perché spesso non ti accorgi subito di quello che stai vivendo.
Ti abitui.
Ti abitui a dover dimostrare sempre qualcosa in più.
Ti abitui a sentirti costantemente sotto pressione.
Ti abitui a ricevere feedback vaghi, svalutanti o contraddittori.
Ti abitui a sentirti “mai abbastanza”.
Finché tutto questo diventa normale.
Ed è lì che inizia il danno vero.
Quando inizi a pensare che il problema sia tu
Una delle cose più pericolose degli ambienti tossici è questa:
non ti distruggono dall’oggi al domani.
Lo fanno lentamente.
Un commento alla volta.
Una riunione alla volta.
Una svalutazione alla volta.
E nel tempo cambia qualcosa di profondo:
la percezione che hai di te stesso.
È una dinamica che ho visto moltissime volte nei colloqui di selezione.
Persone che:
- si minimizzavano
- si giustificavano continuamente
- facevano fatica a valorizzarsi
- raccontavano i propri risultati quasi chiedendo scusa
E spesso non si rendevano conto di quanto il contesto in cui avevano lavorato le avesse condizionate.
Perché quando vivi troppo a lungo in un ambiente che ti restituisce certi messaggi, inizi inevitabilmente ad assorbirli.
“Forse sono io”
È una frase che sento continuamente.
“Magari sono io troppo sensibile.”
“Forse devo imparare a gestire meglio la pressione.”
“Forse dovrei impegnarmi di più.”
Ed è qui che il meccanismo diventa davvero pericoloso.
Perché invece di mettere in discussione il contesto, inizi a mettere in discussione te stesso.
Anche quando:
- lavori bene
- ottieni risultati
- fai molto più di quello che dovresti
Molte persone arrivano a credere che stare male sul lavoro sia normale.
Che essere costantemente in ansia sia normale.
Che vivere con il senso di colpa sia normale.
Che sentirsi sempre “sotto esame” sia normale.
Ma non lo è.
I segnali di un ambiente di lavoro tossico
Ogni situazione è diversa, ma ci sono alcuni segnali che tornano molto spesso.
1. Ti senti sempre in difetto
Anche quando fai bene il tuo lavoro.
Hai la sensazione costante di dover dimostrare qualcosa.
Come se ciò che fai non bastasse mai davvero.
2. Porti il lavoro a casa mentalmente
Non riesci a staccare.
Continui a rimuginare su riunioni, messaggi, errori o tensioni anche fuori dall’orario lavorativo.
3. Hai perso sicurezza
Cose che prima facevi con naturalezza diventano improvvisamente difficili.
Ti senti meno lucido.
Meno efficace.
Meno sicuro.
4. Ti giustifichi continuamente
Hai sempre bisogno di spiegare, motivare, dimostrare.
Anche quando non sarebbe necessario.
5. Ti senti svuotato
Non stanco.
Svuotato.
È diverso.
La stanchezza si recupera.
Lo svuotamento invece tende ad accumularsi.
Le conseguenze non sono solo professionali
Ed è qui che molte persone sottovalutano il problema.
Perché pensano:
“È solo lavoro.”
In realtà, molto spesso, gli effetti escono dall’ufficio.
Arrivano:
- nelle relazioni
- nel sonno
- nell’autostima
- nella salute mentale
- nella percezione del proprio futuro
Persone brillanti iniziano a sentirsi bloccate.
Persone competenti smettono di candidarsi.
Persone valide iniziano a convincersi di non avere abbastanza valore.
Ed è devastante.
Il colloquio come specchio
Da recruiter questa cosa si vede tantissimo.
Perché al colloquio non arriva solo il curriculum.
Arriva la persona.
E quando qualcuno arriva da un ambiente tossico, spesso lo percepisci subito:
- nella postura
- nel modo di raccontarsi
- nell’energia
- nella paura di sbagliare
Non perché manchino competenze.
Ma perché manca fiducia.
Ed è uno degli aspetti più ingiusti delle aziende tossiche:
riescono a farti dubitare di qualità che hai davvero.
Il primo passo non è cambiare lavoro
Molte persone pensano che la soluzione sia semplicemente andarsene.
A volte sì.
A volte no.
Ma il primo passo, prima ancora del cambiamento, è un altro:
riconoscere quello che stai vivendo.
Perché finché non dai un nome a certe dinamiche, continuerai a pensare che il problema sia tu.
Ed è esattamente per questo che ho deciso di scriverne.
Perché ho scritto il libro “Aziende tossiche”
Negli anni ho visto troppe persone arrivare ai colloqui convinte di valere meno di quanto valessero davvero.
E nella maggior parte dei casi il problema non era mancanza di capacità.
Era il contesto da cui arrivavano.
Per questo ho deciso di scrivere “Aziende tossiche: come uscire da un ambiente di lavoro tossico e ritrovare la felicità”.
Non per fare teoria.
Non per puntare il dito contro qualcuno.
Ma per mettere nero su bianco dinamiche che moltissime persone vivono ogni giorno senza riuscire a riconoscerle davvero.
Perché il momento in cui inizi a vedere chiaramente quello che stai vivendo cambia tutto.
Non risolve automaticamente il problema.
Ma cambia il modo in cui guardi te stesso.
E spesso è proprio da lì che inizia il cambiamento vero.
Una cosa importante da ricordare
Se ti senti costantemente sbagliato sul lavoro, fermati un attimo.
Non dare automaticamente per scontato che il problema sia tu.
A volte il problema è il contesto in cui stai cercando di sopravvivere.
E riconoscerlo non significa essere deboli.
Significa iniziare a guardare la situazione con lucidità.
Jacopo Bagaglio
Career Coach e Formatore Aziendale



















