Capo tossico: 7 segnali per riconoscerlo e capire cosa fare

capo tossico segnali

Puoi amare il tuo lavoro e odiare andare al lavoro.

Sembra una contraddizione, ma non lo è.

Puoi trovare interessanti le tue mansioni, essere competente, avere uno stipendio soddisfacente e persino andare d’accordo con i colleghi. Eppure svegliarti la mattina con un peso addosso.

A volte il problema non è il lavoro.

È il capo.

Negli anni in cui ho lavorato come recruiter e head hunter ho conosciuto moltissimi manager. Alcuni straordinari: persone capaci di chiedere molto senza umiliare, correggere senza demolire, responsabilizzare senza controllare ogni singolo movimento.

Ne ho conosciuti anche altri.

E oggi, lavorando come consulente di carriera, continuo a incontrarli indirettamente attraverso le storie delle persone che si rivolgono a me.

Capi che controllano continuamente.

Capi che un giorno ti considerano indispensabile e quello successivo ti fanno sentire un incapace.

Capi per i quali uscire dall’ufficio all’orario previsto significa non avere abbastanza voglia di lavorare.

Capi che confrontano continuamente le persone tra loro.

Capi che confondono leadership e potere.

E soprattutto capi che probabilmente non si definirebbero mai tossici.

Ma come si riconosce davvero un capo tossico?

E soprattutto: come capire se hai davanti semplicemente un responsabile esigente oppure una leadership che, nel tempo, sta diventando dannosa per te?

Come riconoscere un capo tossico

Partiamo da una precisazione importante.

Un capo tossico non è semplicemente un capo che ti sta antipatico.

Un responsabile può chiederti di migliorare, può assegnarti obiettivi difficili, può dirti che hai commesso un errore e può avere un carattere distante dal tuo.

Nulla di tutto questo, preso singolarmente, lo rende tossico.

Altrimenti basterebbe un conflitto o un momento di tensione per parlare di tossicità.

Il problema nasce quando alcuni comportamenti diventano un sistema abituale di gestione delle persone.

Quando la pressione è costante.

Quando la paura diventa uno strumento per ottenere risultati.

Quando l’errore viene utilizzato per colpire la persona e non per migliorare il lavoro.

Quando il controllo sostituisce la fiducia.

Quando il tuo valore professionale cambia continuamente a seconda dell’ultimo risultato ottenuto.

E soprattutto quando inizi a modificare il tuo comportamento non perché vuoi lavorare meglio, ma perché vuoi evitare la reazione del tuo responsabile.

È una dinamica che spesso si inserisce in un problema più ampio. In un altro articolo ho approfondito proprio i segnali di un ambiente di lavoro tossico. Qui voglio invece concentrarmi sulla persona che più di tutte può influenzare la nostra quotidianità professionale: il capo.

Vediamo alcuni segnali che, nella mia esperienza, meritano particolare attenzione.

1. Il tuo valore dipende sempre dall’ultimo risultato

Gli obiettivi esistono e vanno misurati.

Un’azienda deve sapere se una persona sta producendo risultati e un responsabile ha il diritto e il dovere di valutarli.

Il problema nasce quando la performance smette di essere una parte della valutazione e diventa l’intera valutazione della persona.

Durante la mia esperienza nell’head hunting ho visto professionisti passare in pochissimo tempo dall’essere celebrati all’essere trattati come un problema.

Un mese avevano raggiunto grandi risultati.

Complimenti.

Promesse.

Attenzioni.

Il mese successivo i numeri peggioravano e sembrava che tutto ciò che era stato fatto prima fosse scomparso.

Si ripartiva da zero.

Se producevi eri bravo.

Se non producevi abbastanza diventavi improvvisamente meno bravo.

È una dinamica pericolosa perché, lentamente, anche tu inizi a guardarti attraverso quella lente.

Non sei più un professionista con competenze, esperienza, capacità relazionali e potenziale.

Sei il tuo fatturato.

Sei il numero di clienti.

Sei il numero di telefonate.

Sei il tuo KPI.

Un buon manager usa i numeri per comprendere il lavoro.

Un capo tossico rischia di usare i numeri per definire il valore della persona.

2. Lavorare oltre l’orario diventa la normalità

Ci sono periodi nei quali lavorare di più è inevitabile.

Una scadenza.

Un’emergenza.

Una consegna importante.

Può capitare.

Il problema nasce quando l’eccezione diventa il sistema.

Durante alcuni anni della mia carriera ho lavorato in contesti nei quali entrare la mattina e uscire alle 19.30 o alle 20 era assolutamente normale.

Quando non bastava, si continuava a casa.

Oppure nel fine settimana.

All’inizio pensavo fosse un problema mio.

Forse ero troppo lento.

Forse dovevo organizzarmi meglio.

Poi mi accorsi che lo facevano quasi tutti.

Ed è qui che cambia completamente la domanda.

Non devi più chiederti:

“Perché non riesco a finire il mio lavoro?”

Devi chiederti:

“È realmente possibile svolgere tutto il lavoro richiesto nell’orario che ho a disposizione?”

Sembrano domande simili.

Non lo sono affatto.

La prima attribuisce automaticamente il problema a te.

La seconda prende in considerazione anche l’organizzazione.

In alcuni ambienti chi esce all’orario previsto viene quasi guardato con sospetto.

“Qui non siamo alle poste.”

“Bisogna avere fame.”

“Chi vuole fare carriera non guarda l’orologio.”

“Bisogna essere disponibili.”

Il messaggio implicito è semplice: il professionista migliore non è necessariamente quello che produce meglio.

È quello che concede all’azienda più tempo possibile.

Ma disponibilità e professionalità non sono sinonimi.

3. Ti controlla invece di responsabilizzarti

“A che punto sei?”

“Perché non hai ancora risposto?”

“Quante telefonate hai fatto?”

“Quando finisci?”

“Mandami un aggiornamento.”

“Fammi sapere appena hai terminato.”

Naturalmente un responsabile deve conoscere lo stato delle attività.

Questa è gestione.

Ma esiste una differenza enorme tra monitorare il lavoro e controllare continuamente una persona.

Quando ogni attività deve essere verificata, ogni decisione autorizzata e ogni movimento giustificato, entriamo nel territorio del micromanagement.

E il messaggio implicito diventa:

non mi fido di te.

Il risultato, paradossalmente, può essere esattamente l’opposto di quello desiderato.

Una persona controllata continuamente non diventa necessariamente più responsabile.

Può diventare più prudente.

Più insicura.

Meno autonoma.

Invece di chiedersi:

“Qual è la scelta migliore per raggiungere l’obiettivo?”

inizia a chiedersi:

“Qual è la scelta che farà arrabbiare meno il mio capo?”

E quando inizi a lavorare più per proteggerti che per ottenere un risultato, qualcosa nel rapporto professionale si è già deteriorato.

4. Il feedback diventa umiliazione

Un capo deve poter dire che qualcosa non va.

Anzi, dovrebbe farlo.

Un manager incapace di dare un feedback negativo non è necessariamente un buon manager.

Ma esiste una differenza enorme tra correggere una persona e demolirla.

“Questo lavoro contiene diversi errori.”

È un feedback.

“Questo risultato non è quello che avevamo concordato.”

È un feedback.

“Su questo aspetto dobbiamo migliorare.”

È un feedback.

Farti sentire stupido, inutile o professionalmente inadeguato è un’altra cosa.

Urlare davanti agli altri.

Ridicolizzarti.

Utilizzare il proprio ruolo per metterti deliberatamente in difficoltà.

Confrontarti continuamente con i colleghi per dimostrarti che loro sono migliori di te.

Non serve a migliorare la performance.

Serve a esercitare potere.

Nel mio percorso professionale ho visto persone piangere per il lavoro.

Ho visto professionisti iniziare a dubitare completamente delle proprie capacità dopo mesi trascorsi dentro dinamiche di questo tipo.

Ed è proprio qui che emerge uno degli effetti più subdoli della leadership tossica.

A un certo punto inizi a domandarti:

“E se avesse ragione lui?”

“E se il problema fossi davvero io?”

Quando arrivi a questo punto diventa importante allargare lo sguardo, perché potresti non avere davanti soltanto un cattivo rapporto con il tuo responsabile, ma essere dentro una vera azienda tossica.

5. Ti confronta continuamente con i colleghi

“Guarda lui quanto produce.”

“Lei riesce a fare tutto.”

“Gli altri non si lamentano.”

“Se il resto del team ce la fa, perché tu no?”

Il confronto può sembrare uno strumento motivazionale.

Spesso produce invece l’effetto opposto.

Perché ogni professionista ha caratteristiche, esperienza, clienti, attività e momenti diversi.

Misurare persone differenti con lo stesso metro, senza considerare il contesto, significa trasformare una valutazione in una classifica.

Ed è proprio qui che alcune aziende commettono un errore che ho visto ripetersi moltissime volte: confondere la competizione con la motivazione.

Si pensa che mettere continuamente le persone una contro l’altra le spinga a produrre di più.

Può anche accadere nel breve periodo.

Ma nel medio-lungo periodo rischia di creare sospetto, individualismo e paura di condividere informazioni.

Il collega non è più qualcuno con cui collaborare.

Diventa quello che potrebbe superarti.

Un buon leader costruisce un gruppo capace di produrre risultati insieme.

Un capo tossico può trasformare il gruppo in una gara permanente.

6. Qualunque problema diventa sempre un problema tuo

Se sei in difficoltà, devi essere più resiliente.

Se hai troppo lavoro, devi organizzarti meglio.

Se sei stanco, devi imparare a gestire lo stress.

Se non raggiungi l’obiettivo, devi impegnarti maggiormente.

Se qualcosa non funziona, devi trovare una soluzione.

Naturalmente responsabilizzarsi è importante.

Io stesso, nel mio lavoro, insisto molto sulla necessità di diventare protagonisti della propria carriera.

Ma essere protagonisti non significa assumersi automaticamente la responsabilità di qualsiasi problema organizzativo.

Un’azienda può avere obiettivi irrealistici.

Può avere troppo poco personale.

Può avere processi inefficienti.

Può avere ruoli mal definiti.

Può avere carichi di lavoro oggettivamente insostenibili.

Un capo tossico tende però ad avere una risposta per tutto:

devi migliorare tu.

La possibilità che il sistema debba essere modificato raramente viene presa in considerazione.

E così puoi passare mesi a provare a migliorare la tua gestione del tempo senza renderti conto che il vero problema è semplicemente che il lavoro assegnato richiederebbe cinquanta ore e il tuo contratto ne prevede quaranta.

7. Da quando lavori con lui ti senti professionalmente più piccolo

Questo, per me, è probabilmente il segnale più importante.

Non necessariamente le urla.

Non il controllo.

Non gli straordinari.

Guarda cosa sta succedendo a te.

Un buon manager dovrebbe permetterti, nel tempo, di diventare un professionista più autonomo.

Più competente.

Più consapevole.

Più capace di prendere decisioni.

Non significa che lavorare con lui sarà sempre semplice.

A volte un buon capo può metterti seriamente in difficoltà.

Può evidenziare i tuoi limiti.

Può chiederti qualcosa che non pensavi di riuscire a fare.

Ma alla fine del percorso dovresti essere cresciuto.

Una leadership tossica tende a produrre l’effetto contrario.

Ti restringe.

Ti rende più insicuro.

Ti fa avere paura dell’errore.

Ti porta a controllare continuamente quello che dici.

Ti fa utilizzare una quantità enorme di energia mentale non per lavorare bene, ma per evitare problemi.

E allora prova a farti una domanda molto semplice:

da quando lavoro con questa persona, professionalmente mi sento più grande oppure più piccolo?

Non basta da sola a stabilire che hai un capo tossico.

Ma è un ottimo punto da cui iniziare.

Capo tossico o capo semplicemente esigente?

Questa distinzione è fondamentale.

Un capo esigente può chiederti moltissimo.

Può avere aspettative elevate.

Può pretendere precisione.

Può dirti chiaramente che un lavoro non è abbastanza buono.

La differenza è che l’obiettivo rimane il miglioramento del lavoro.

Un capo esigente può farti uscire da una riunione pensando:

“Devo migliorare questa cosa.”

Una leadership tossica rischia di farti uscire pensando:

“Non valgo abbastanza.”

Il primo comportamento mette in discussione ciò che hai fatto.

Il secondo mette in discussione ciò che sei.

Ed è una differenza enorme.

Perché alcune aziende producono capi tossici?

Qui arriviamo, secondo me, a una delle questioni più interessanti.

Nel mio passato da recruiter ho visto un meccanismo ripetersi molte volte.

Una persona è brava nel proprio lavoro.

Produce.

Fattura.

Raggiunge i target.

Porta clienti.

Ottiene risultati.

E viene promossa.

Fin qui nulla di strano.

A un certo punto, però, quella persona diventa manager.

E quasi automaticamente si presume che sia anche in grado di gestire altre persone.

Ma essere molto bravi nel proprio lavoro e saper guidare un gruppo sono due competenze completamente diverse.

Il miglior commerciale dell’azienda non sarà necessariamente il miglior responsabile del team commerciale.

Il miglior tecnico non sarà necessariamente capace di coordinare altri tecnici.

Il consulente che produce i risultati economici migliori non diventa magicamente capace di motivare, formare, ascoltare e far crescere un gruppo.

Eppure accade continuamente.

Alcuni manager conoscono perfettamente Excel, forecast, budget e KPI.

Molto meno le persone che quei numeri dovrebbero produrre.

Non necessariamente sono persone cattive.

A volte semplicemente nessuno ha mai insegnato loro a essere manager.

Ma per il collaboratore che subisce quella gestione, il risultato può essere comunque devastante.

Capo tossico o azienda tossica?

Questa è probabilmente la domanda decisiva.

Il problema è davvero soltanto il tuo responsabile?

Oppure il tuo capo è semplicemente il volto più vicino di una cultura aziendale più ampia?

Perché puoi avere un pessimo responsabile all’interno di un’azienda complessivamente sana.

In quel caso cambiare team, funzione o responsabile potrebbe risolvere buona parte del problema.

Ma può accadere anche il contrario.

Il tuo capo esercita una pressione continua perché a sua volta è sottoposto a una pressione continua.

Anche lui viene misurato soltanto sui numeri.

Anche lui deve giustificare qualsiasi risultato.

Anche lui ha obiettivi poco realistici.

La pressione passa quindi dalla direzione ai manager, dai manager ai team e dai team alle singole persone.

In quel caso cambiare responsabile potrebbe non cambiare molto.

Prova quindi a guardarti intorno.

Gli altri manager si comportano nello stesso modo?

Le persone cambiano frequentemente?

Gli straordinari sono diventati normali?

Chi porta grandi risultati può permettersi comportamenti che agli altri non sarebbero concessi?

Le persone hanno paura di contraddire i responsabili?

Si parla continuamente di fatturato, produttività e numeri mentre il benessere delle persone rimane soltanto nelle presentazioni aziendali?

Se riconosci molti di questi elementi, ti consiglio di approfondire anche come riconoscere i segnali di un ambiente di lavoro tossico.

Perché a quel punto il problema potrebbe essere molto più grande del tuo capo.

Come comportarsi con un capo tossico

Capire il problema non significa automaticamente doversi dimettere.

Prima di prendere una decisione drastica è importante recuperare lucidità e osservare la situazione in maniera strategica.

Parti dai fatti

Prova a ricostruire episodi concreti.

Cosa è successo?

Quando?

Quali parole sono state utilizzate?

È un comportamento occasionale oppure ricorrente?

Accade soltanto con te oppure anche con altri colleghi?

Questo serve innanzitutto a te.

Quando vivi una situazione difficile per mesi, gli episodi tendono infatti a confondersi e rimane soprattutto una sensazione generale di disagio.

Ricostruire i fatti permette di comprendere se stai vivendo un conflitto circoscritto oppure un modello di comportamento ormai consolidato.

Prova, quando possibile, a mettere dei confini

Non sempre è facile.

E molto dipende dal rapporto di forza esistente.

Ma puoi cominciare da piccoli elementi.

Chiarire le priorità quando tutto sembra urgente.

Concordare obiettivi misurabili.

Chiedere feedback specifici invece di accettare giudizi generici.

Far emergere quando il carico di lavoro non è compatibile con le tempistiche.

In alcuni casi il rapporto può migliorare.

In altri scoprirai che qualsiasi tentativo di confronto viene percepito dal responsabile come una sfida alla propria autorità.

Anche questa è un’informazione.

Cerca di capire se esistono alternative interne

Un altro team.

Una diversa funzione.

Un trasferimento.

Un differente responsabile.

Se ami il tuo lavoro e l’azienda nel complesso funziona, cambiare azienda potrebbe non essere l’unica soluzione possibile.

Ma se invece la tossicità riguarda l’intera organizzazione, il ragionamento cambia.

Quando è il momento di cambiare lavoro?

Non esiste una formula matematica.

E diffido sempre di chi, conoscendo soltanto pochi dettagli di una storia professionale, suggerisce immediatamente:

“Licenziati.”

Cambiare lavoro può essere la scelta corretta.

Ma va fatta, quando possibile, con strategia.

La domanda da porti è:

quanto mi sta costando rimanere?

Non soltanto economicamente.

Quanto ti costa in energia?

Quanto ti costa in serenità?

Quanto sta influenzando la percezione che hai delle tue capacità?

Quanto spazio mentale continui a concedere al tuo capo quando sei tornato a casa?

Quanto condiziona la tua vita personale?

Cambiare ha un costo.

Ma anche restare ha un costo.

Ed è quest’ultimo che spesso dimentichiamo di calcolare.

Se stai iniziando a pensare seriamente all’uscita, ho approfondito questo passaggio nell’articolo come cambiare lavoro e uscire da un ambiente di lavoro tossico con metodo.

Attenzione a non finire dalla padella alla brace

C’è poi un errore che vedo commettere molto spesso.

Una persona sta male.

Vuole andarsene il prima possibile.

Inizia a candidarsi ovunque.

Arriva una proposta e la accetta quasi senza valutarla.

Comprensibile.

Quando stai affogando, qualsiasi barca sembra quella giusta.

Il problema è che rischi di uscire da un ambiente tossico per entrare in un altro.

Per questo il colloquio non dovrebbe mai essere considerato soltanto il momento nel quale l’azienda valuta te.

Anche tu devi valutare l’azienda.

Come parla il tuo futuro responsabile?

Come descrive il team?

Perché la posizione è aperta?

Quanto tempo è rimasta la persona precedente?

Come vengono definiti gli obiettivi?

Cosa succede quando non vengono raggiunti?

Qual è realmente l’orario di lavoro?

Come viene gestito un errore?

Sono domande che possono raccontarti moltissimo.

Su questo ho scritto una guida specifica: come riconoscere un ambiente di lavoro tossico durante il colloquio.

E alcuni segnali possono comparire ancora prima di arrivare al colloquio. A volte sono già contenuti nelle parole utilizzate per presentare la posizione. Se stai cercando un nuovo lavoro, puoi leggere anche annunci di lavoro tossici: come riconoscerli prima di candidarti.

L’obiettivo non è soltanto andartene.

È non ricapitare nello stesso posto con un logo diverso sulla porta.

Ho scritto un libro proprio per chi vive in un ambiente di lavoro tossico

Questo tema per me non nasce da una definizione letta su internet.

Nasce da quello che ho visto.

E in parte da quello che ho vissuto.

Per anni ho lavorato dentro organizzazioni fortemente orientate alla performance, ai numeri, al fatturato e al raggiungimento continuo di risultati.

Ho visto gli effetti che alcune modalità di gestione possono avere sulle persone.

E quando successivamente ho iniziato a lavorare come consulente di carriera mi sono reso conto che molte delle persone che incontravo vivevano dinamiche incredibilmente simili.

Per questo ho scritto “Aziende tossiche: come uscire da un ambiente di lavoro tossico e ritrovare la felicità”.

Non volevo scrivere soltanto un libro che spiegasse come riconoscere che qualcosa non va.

La parte più difficile viene dopo.

Prima devi renderti conto di quello che sta succedendo.

Poi devi capire come proteggerti.

Poi come recuperare lucidità.

E infine, quando è la scelta giusta, come costruire concretamente un’uscita e cercare qualcosa di migliore senza muoverti soltanto per disperazione.

Se ti riconosci nelle situazioni raccontate in questo articolo, puoi trovare Aziende tossiche su Amazon.

Il vero segnale di un capo tossico

Alla fine, se dovessi scegliere un unico segnale, probabilmente non sceglierei le urla.

Non sceglierei il micromanagement.

Non sceglierei neanche gli straordinari.

Guarderei cosa sta succedendo a te.

Un buon manager, anche quando pretende molto, dovrebbe permetterti progressivamente di diventare un professionista più autonomo, competente e sicuro.

Una leadership tossica tende a produrre l’effetto contrario.

Ti restringe.

Ti rende più insicuro.

Ti fa avere paura dell’errore.

Ti porta a pesare continuamente le parole.

Ti fa consumare energie non per svolgere il tuo lavoro, ma per sopravvivere al contesto nel quale lo stai svolgendo.

Quindi, prima ancora di chiederti:

“Il mio capo è tossico?”

prova a farti una domanda diversa:

“Da quando lavoro con questa persona, professionalmente mi sento più grande o più piccolo?”

Forse la risposta non sarà sufficiente per decidere cosa fare.

Ma potrebbe essere il punto esatto dal quale iniziare a farlo.

Chi sono

Mi chiamo Jacopo Bagaglio e sono consulente di carriera, career coach e Formatore

Dopo oltre dieci anni nel mondo delle Risorse Umane e della selezione del personale, oggi aiuto professionisti, manager e neolaureati a fare chiarezza sul proprio futuro professionale, valorizzare le proprie competenze e affrontare con maggiore consapevolezza i momenti di cambiamento.

Sono autore del libro “Aziende tossiche: come uscire da un ambiente di lavoro tossico e ritrovare la felicità” e credo che le decisioni più importanti della nostra carriera nascano prima di tutto dalla conoscenza di sé.

Se vuoi conoscere meglio il mio lavoro o capire come posso aiutarti, puoi visitare il mio sito o contattarmi direttamente.

JB

 

Create your account

Pre-Built Demos Collection

Unfinity Plus comes with a beautiful collection of modern, easily importable, and highly customizable demo layouts. Any of which can be installed via one click.

Demo
Corporate & Business
View Demo
Demo
Finance & Account
View Demo
Demo
Consulting & Business
View Demo
Demo
Construction Business
View Demo
Demo
Transportation & Logistic
View Demo
Demo
Lawyers
View Demo
Demo
Event
View Demo
Demo
Medical
View Demo
Demo
Digital Agency
View Demo
Demo
Hotel
View Demo
Demo
Church
View Demo
Demo
Restaurant
View Demo
Demo
Photography
View Demo
Demo
App Launching
View Demo
Demo
Minimal Portfolio
View Demo
Demo
Industrial
View Demo