Voglio cambiare lavoro ma non so quale: come trovare la tua direzione professionale

voglio cambiare lavoro

“Voglio cambiare lavoro, ma non so quale.”

È una situazione molto più complicata di quanto sembri.

Sai che qualcosa non funziona più.

Magari non ti riconosci nell’azienda in cui lavori. Non vedi prospettive. Il tuo ruolo non ti interessa più come prima. Oppure sei semplicemente arrivato a un punto della tua carriera in cui senti il bisogno di qualcosa di diverso.

Il problema è che sai perfettamente da cosa vorresti allontanarti, ma molto meno chiaramente verso cosa vorresti andare.

Ed è qui che molte persone commettono un errore: aprono LinkedIn, aggiornano velocemente il curriculum e cominciano a guardare annunci.

Ma se non sai quale lavoro stai cercando, come puoi costruire una strategia per trovarlo?

Prima di cambiare lavoro devi capire cosa vuoi cambiare

Dire:

“Voglio cambiare lavoro”

può significare moltissime cose.

Vuoi cambiare azienda mantenendo lo stesso ruolo?

Vuoi continuare nello stesso settore ma occuparti di qualcosa di diverso?

Ti piace il tuo lavoro ma non sopporti più il contesto nel quale lo svolgi?

Vuoi maggiori responsabilità?

Oppure, al contrario, hai raggiunto un punto della tua vita in cui desideri un lavoro che lasci maggiore spazio ad altro?

Sono scenari completamente differenti.

Ed è per questo che la prima domanda non dovrebbe essere:

“Dove mando il curriculum?”

La domanda dovrebbe essere:

“Che cosa voglio cambiare davvero?”

Perché puoi cambiare azienda e ritrovarti dopo sei mesi esattamente con lo stesso problema.

Non partire dal curriculum

Uno degli errori che vedo più spesso è voler iniziare il cambiamento professionale “sistemando il CV”.

Ma il curriculum è uno strumento.

E ogni strumento ha bisogno di uno scopo.

Se vuoi candidarti come Project Manager dovrai valorizzare determinate esperienze.

Se vuoi spostarti verso un altro ruolo, probabilmente dovrai raccontare il tuo percorso in maniera differente.

Se cerchi un’azienda completamente diversa da quella nella quale lavori, dovrai capire quali parti della tua esperienza rendono credibile quel passaggio.

Prima viene la direzione. Poi vengono gli strumenti.

Un curriculum può essere scritto bene dal punto di vista grafico e continuare a essere completamente inefficace se non è chiaro per quale lavoro sia stato costruito.

Lo stesso vale per LinkedIn, per una lettera di presentazione e perfino per la strategia con cui contatti aziende e recruiter.

“Mi va bene qualsiasi cosa” non è una direzione

Quando una persona sta molto male nel proprio lavoro può arrivare a pensare:

“Voglio soltanto andarmene. Farei qualsiasi cosa.”

Lo capisco.

Ma “qualsiasi cosa” rende molto difficile costruire una ricerca efficace.

Significa cercare contemporaneamente lavori differenti, aziende differenti e magari perfino settori differenti, senza avere un criterio con cui decidere quali opportunità meritino davvero attenzione.

La conseguenza è che rischi di muoverti moltissimo senza sapere se ti stai avvicinando a qualcosa di migliore.

Questo problema diventa ancora più forte quando lavori in un ambiente di lavoro tossico.

Più desideri scappare, più la prima porta aperta può sembrare quella giusta.

Ma uscire da un posto sbagliato e scegliere un posto giusto sono due problemi diversi.

Non confondere la fuga con il cambiamento

Quando sei esasperato è naturale concentrarti soprattutto su ciò che non vuoi più.

Non voglio più quel capo.

Non voglio più quelle pressioni.

Non voglio più quegli orari.

Non voglio più quell’ambiente.

Sono informazioni importanti.

Ma non bastano.

Sapere che non vuoi più lavorare in una determinata situazione non ti dice automaticamente quale situazione professionale sarebbe migliore per te.

Per questo, se puoi, è utile iniziare a costruire un’alternativa prima di arrivare al limite.

Quando sei ancora sufficientemente lucido hai più spazio per osservare il mercato, valutare possibilità diverse e rifiutare un’opportunità che non ti convince.

Quando invece l’unico pensiero è andarsene, il rischio è che qualsiasi alternativa sembri migliore.

È un tema che ho approfondito anche nell’articolo sulla paura di cambiare lavoro.

Se non sai quale lavoro scegliere, parti da alcune domande concrete

Fare chiarezza non significa necessariamente trovare improvvisamente “il lavoro della vita”.

Significa restringere progressivamente il campo.

Per esempio:

Quale ruolo voglio svolgere?

Non necessariamente devi conoscere subito il titolo esatto. Ma devi capire quali attività vuoi continuare a svolgere e quali vorresti lasciare indietro.

In quale tipo di azienda vorrei lavorare?

Una piccola azienda e una multinazionale possono offrire esperienze profondamente differenti.

Lo stesso vale per un’azienda familiare, una realtà manageriale, una startup oppure un’organizzazione molto strutturata.

In quale settore?

Vuoi continuare a utilizzare la tua esperienza nel mercato che già conosci oppure senti il bisogno di esplorarne uno differente?

Che cosa non sei più disposto ad accettare?

Anche le esperienze negative possono aiutarti a stabilire dei criteri.

Se hai sofferto la mancanza di autonomia, l’assenza di crescita professionale o determinate dinamiche manageriali, queste informazioni devono entrare nella scelta successiva.

Che tipo di vita vuoi che il tuo lavoro renda possibile?

A volte una persona non vuole realmente cambiare professione.

Vuole cambiare il modo in cui quella professione occupa la sua vita.

Ed è una distinzione enorme.

A volte la risposta è già nella tua storia professionale

Questo passaggio l’ho vissuto anche personalmente.

Dopo anni trascorsi nel mondo della ricerca e selezione del personale, arrivai a un punto nel quale avevo bisogno di allontanarmi dalle dinamiche professionali che avevo vissuto.

Ma non avevo immediatamente la risposta alla domanda:

“E adesso cosa voglio fare?”

Dovetti tornare indietro e chiedermi quale parte di quel lavoro mi avesse veramente appassionato.

Non erano i numeri.

Non era la componente commerciale.

Non erano le logiche che avevano accompagnato molti anni della mia carriera.

Quello che continuava a interessarmi erano le persone.

Mi piaceva il colloquio.

Mi piaceva conoscere professionisti con esperienze completamente differenti.

E soprattutto mi piaceva quella parte del rapporto nella quale emergevano dubbi, paure, indecisioni e desideri di cambiamento.

Da recruiter potevo ascoltare quelle persone, ma non sempre avevo il ruolo e il tempo per accompagnarle davvero nelle loro decisioni.

È anche da quella consapevolezza che è nata una direzione professionale differente.

Non è arrivata perché qualcuno mi ha detto quale mestiere avrei dovuto fare.

È arrivata quando sono riuscito a distinguere quello che non volevo più da quello che invece volevo portare con me.

Cambiare lavoro non significa necessariamente buttare via quello che hai fatto

Quando si pensa a una nuova direzione professionale si rischia di ragionare in termini estremi:

restare dove sono oppure ricominciare completamente da capo.

Ma la tua storia professionale non scompare.

Dentro gli anni che hai già lavorato ci sono competenze, conoscenze, risultati, relazioni e soprattutto informazioni preziose su ciò che sai fare e su ciò che vuoi.

Il punto è capire quale parte della tua esperienza deve accompagnarti nella fase successiva.

Puoi cambiare azienda mantenendo la professione.

Puoi spostarti verso un ruolo adiacente.

Puoi valorizzare alcune competenze in un contesto differente.

Oppure puoi arrivare alla conclusione che vuoi una trasformazione molto più profonda.

Ma sono decisioni che vanno distinte.

Prima la meta, poi la strategia

Quando la direzione inizia a essere più chiara, finalmente puoi occuparti degli strumenti.

A quel punto puoi chiederti:

  • quale CV serve per quel tipo di posizione;
  • come presentare la tua esperienza;
  • quali aziende cercare;
  • quali recruiter contattare;
  • quali canali di ricerca utilizzare;
  • come prepararti ai colloqui;
  • quali competenze mettere maggiormente in evidenza.

La ricerca di lavoro diventa molto più concreta perché non stai più cercando genericamente un altro lavoro.

Stai cercando un determinato tipo di evoluzione professionale.

Ed è una differenza enorme.

E se non riesco a fare chiarezza da solo?

Può succedere.

Anzi, è proprio una delle situazioni nelle quali incontro molte delle persone che seguo nei miei percorsi di consulenza di carriera.

Arrivano dicendomi:

“So che voglio cambiare, ma non so dove andare.”

Il lavoro iniziale, in questi casi, non consiste nel mandare candidature.

Consiste nel mettere ordine.

Capire cosa la persona vuole conservare del proprio percorso.

Cosa vuole abbandonare.

Quali alternative sono realistiche.

Quale tipologia di ruolo e di azienda potrebbe essere coerente con ciò che cerca.

Solo dopo si costruiscono CV, LinkedIn, strategia di ricerca e preparazione ai colloqui.

Perché non ha senso correre se non hai ancora deciso in quale direzione andare.

Se ti trovi esattamente in questa situazione, puoi contattarmi dal mio sito e raccontarmi dove sei bloccato. Nel primo confronto possiamo capire innanzitutto che tipo di problema professionale stai cercando di risolvere.

Non devi sapere tutto oggi. Ma devi iniziare a scegliere

Sentire il bisogno di cambiare senza sapere ancora quale lavoro cercare non significa che il cambiamento sia impossibile.

Significa semplicemente che sei nella fase precedente alla ricerca vera e propria.

E questa fase merita tempo.

Non partire dagli annunci.

Non partire dal CV.

Non partire dalla prima offerta che sembra permetterti di scappare.

Parti da te e dalla tua storia professionale.

Chiediti cosa vuoi lasciare.

Cosa vuoi conservare.

Cosa vorresti trovare nel prossimo lavoro che oggi non hai.

Poi trasforma quelle risposte in criteri.

E solo a quel punto comincia a cercare.

Perché il primo passo per trovare un lavoro diverso non è inviare una candidatura.

È capire che cosa stai cercando.

Se il desiderio di cambiare nasce invece da un ambiente nel quale non stai più bene, nel mio libro Aziende Tossiche – Come uscire da un ambiente di lavoro tossico e ritrovare la felicità approfondisco il percorso che porta dalla consapevolezza alla costruzione di una possibile via d’uscita.

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Chi sono

Mi chiamo Jacopo Bagaglio e sono consulente di carriera, career coach e formatore.

Dopo oltre dieci anni nel mondo delle Risorse Umane e della selezione del personale, oggi aiuto professionisti, manager e neolaureati a fare chiarezza sul proprio futuro professionale, valorizzare le proprie competenze e affrontare con maggiore consapevolezza i momenti di cambiamento.

Sono autore del libro “Aziende tossiche: come uscire da un ambiente di lavoro tossico e ritrovare la felicità” e credo che le decisioni più importanti della nostra carriera nascano prima di tutto dalla conoscenza di sé.

Se vuoi conoscere meglio il mio lavoro o capire come posso aiutarti, puoi visitare il mio sito o contattarmi direttamente a info@jacopobagaglio.it

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